Incrementare l'attività cardiovascolare per mantenere le capacità cognitive in tarda età

Incrementare l'attività cardiovascolare per mantenere le capacità cognitive in tarda età

di Alessandro Stranieri MSc, PhD
Dottore di Ricerca in Scienze della Vita, Salute e Biotecnologie
Chinesiologo Specialista in Salute ed Efficienza Fisica
Fisiologo Clinico dell'Esercizio Fisico

 Avete tra i 40-45 anni e incominciate ad accorgervi che sempre più spesso dimenticate dove avete messo le chiavi? Nell’ultimo periodo vi siete mai scordati, più di una volta, che cosa volevate dire al vostro interlocutore durante un discorso? Bene, tutto normale, sono i primi barlumi della mancanza di memoria e di un pensiero confuso. Niente di grave, è solo il tempo che passa. Questi lievi segnali d’invecchiamento, tipici della mezza età, non sono per tutti uguali e soprattutto insorgono precocemente in alcune persone e più tardivamente in altre. Certamente la genetica riveste un ruolo importante, ma lo stile di vita quanto pesa sul declino cognitivo? L’esercizio fisico e, in particolare, il fitness cardiovascolare, quanto incide in termini di prevenzione? Siamo rimasti per molto tempo in attesa di risposte concrete a tali domande, anche se, empiricamente, molti di noi conoscevamo già la soluzione a tali quesiti. Mancava solo la prova scientifica.

Per questo, i ricercatori Na Zhu, David Jacobs e Pamela Schreiner, insieme a molti altri colleghi, hanno deciso di indagare più a fondo il problema sfruttando l’immensa mole di dati raccolta dallo studio CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults Study), uno studio di coorte che alla metà degli anni ’80 reclutò migliaia di americani tra i 18 e i 30 anni per determinarne i parametri vitali legati alla salute, tra cui i livelli di colesterolo, pressione sanguigna ed efficienza cardiorespiratoria (testata con valutazioni massimali al tapis roulant).

A distanza di circa venticinque anni, gli studiosi hanno invitato circa 2.750 degli originali partecipanti dello studio CARDIA, ora quasi tutti cinquantenni (tra i 43 e i 54 anni), di sottoporsi nuovamente ad alcuni esami specifici per l’efficienza cardiovascolare e il declino cognitivo. In primis è stato chiesto loro di ripetere il test massimale al tapis roulant che è durato in media solo 6-7 minuti, decisamente meno performante del già non edificante tempo ottenuto venticinque anni prima (che era al massimo di 10 minuti all’esaurimento). Poi i soggetti sono stati invitati ad eseguire una batteria di test destinata a misurare la memoria e la capacità cognitiva, soprattutto in occasioni in cui si devono prendere velocemente delle decisioni e produrre risposte accurate.

Nei risultati, pubblicati lo scorso aprile sulla rivista scientifica “Neurology”, è stato sorprendente vedere che, tutti i soggetti che venticinque anni prima avevano ottenuto un tempo significativamente più lungo al tapis roulant, erano proprio quelli che ricordavano meglio le lunghe liste di nomi e parole dei test cognitivi. Ogni minuto in più passato sul treadmill, si è tradotto in 1-2 parole ricordate in più e in meno errori nei riconoscimenti. Sembrerebbe poco, ma i ricercatori concordano sul fatto che, essendo estremamente lento il declino cerebrale, il ricordare due parole in più equivarrebbe ad avere circa un anno di invecchiamento cerebrale in meno.

Ma come può l’allenamento cardiovascolare avere un impatto sulla funzione cerebrale? Con il termine “cardiofitness” (o efficienza cardiovascolare) ci riferiamo alla buona capacità dei sistemi cardiorespiratori del corpo (cuore, polmoni, vasi sanguigni) di fornire ossigeno durante l'attività fisica sostenuta. Il livello di efficienza cardiorespiratoria è determinato sia da fattori modificabili (livello di attività fisica, fumo, obesità e stato di salute) che da fattori non modificabili (età, sesso, razza, ereditarietà). L'attività fisica è, tra i fattori modificabili, uno degli elementi decisivi del miglioramento generale della nostra salute, tanto che un basso livello di efficienza cardiovascolare è associato con un più alto rischio di malattie e di eventi fatali cardiaci e aumento di mortalità per tutte le cause. Una migliore comprensione dei fattori relativi alla conservazione e compromissione della funzione cognitiva potrebbe essere fondamentale per prevenire l'ictus e la demenza e il deterioramento di quella che gli americani chiamano HRQOL (Health-Related Quality Of Life) ovvero “la qualità di vita correlata con la salute”, soprattutto negli anziani. Non possiamo ancora dirlo con certezza, ma è evidente che il cervello, come molte altre parti del nostro corpo, richiede grandi quantità di ossigeno per poter funzionare bene. Tale gas, è trasportato nel sangue all’interno dei vasi arteriosi, ed è spinto in circolo sia dal cuore che dalle cosiddette pompe muscolari. Perciò, l’attività fisica che si rivela salutare per i muscoli scheletrici e per il cuore, è anche ottimale per i vasi sanguigni del cervello. Inoltre, l’esercizio fisico migliora anche il numero e la funzionalità dei mitocondri, organuli cellulari coinvolti in prima persona con il mantenimento dei livelli di energia nel nostro corpo. In definitiva, qualunque sia il meccanismo scatenato dall’attività fisica, lo studio in questione ha dimostrato che le abilità di pensiero sono più elevate nelle persone che hanno avuto un ottimo livello di fitness nella loro prima età adulta e che, negli anni a seguire, hanno mantenuto la loro efficienza fisica e cardiovascolare.

Ancora una volta la lezione principale è che per invecchiare meglio e più lentamente, l’unico sistema è muoversi e tenersi in esercizio per tutta la vita!

 

Riferimento bibliografico

Na Zhu, MD, MPH, David R. Jacobs Jr, PhD, Pamela J. Schreiner, et al.

Cardiorespiratory fitness and cognitive function in middle age (The CARDIA Study)

Neurology April 15, 2014 vol. 82 no. 15 1339-1346

 

Il link all’abstract dell’articolo pubblicato su Neurology

http://www.neurology.org/content/early/2014/04/02/WNL.0000000000000310.abstract

 Il link all’articolo in versione full

http://www.neurology.org/content/82/15/1339.long

 Il link all’articolo completo in PDF

http://www.neurology.org/content/early/2014/04/02/WNL.0000000000000310.full.pdf+html