La soia come aiuto alle donne con sindrome dell’ovaio policistico

La soia come aiuto alle donne con sindrome dell’ovaio policistico

di Alessandro Stranieri

(vedi anche su Cibosophia.com)

Molte donne soffrono di una particolare patologia chiamata Sindrome dell’Ovaio Policistico, anche abbreviata come PCOS (dall’inglese PolyCystic Ovary Syndrome). La causa di tale sindrome è ancora sconosciuta, ma gli esperti ritengono che diversi fattori, tra cui la genetica familiare, potrebbero svolgere un ruolo chiave in questa disfunzione.

 Si tratta, in sostanza, di uno squilibrio ormonale femminile che spesso si manifesta con la crescita di piccole cisti sulle ovaie, che pur non essendo particolarmente pericolose, creano uno scorretta produzione di ormoni. Le ovaie delle donne con PCOS, infatti, producono maggiori ormoni maschili (androgeni) rispetto al normale, contrastando l’attività degli ormoni femminili (estrogeni) e influenzando lo sviluppo delle uova durante l’ovulazione. Le ricerche indicano che anche l’insulina, ormone che controlla i livelli di zucchero nel corpo, potrebbe avere un ruolo nello sviluppo di questa disfunzione. Molte donne con PCOS presentano un eccesso di insulina nel proprio corpo e questo, oltre a causare una scorretta gestione degli zuccheri, problemi di peso e insorgenza di diabete, sembra possa ulteriormente incrementare la produzione di androgeni.

 L’eccesso di ormoni maschili e la diminuzione di quelli femminili porta anche ad infertilità, perché l’ovaio non ha possibilità di attuare l’ovulazione (i follicoli iniziano a crescere ma non maturano e si trasformano in cisti acquose) e quindi anche il ciclo mestruale è irregolare o completamente assente.

 Poiché non esiste una vera e propria cura per la PCOS, le donne che ne sono colpite devono cercare di gestire la patologia in modo da ridurre la sintomatologia e le problematiche di salute che ne potrebbero scaturire (patologie cardiovascolari, diabete, obesità). Per tale motivo, questa malattia dovrà prevedere un approccio multidisciplinare, con una combinazione di trattamenti (farmacologici e comportamentali) che pervengano a un obiettivo comune.

 Alla base delle cure vi è, comunque, un cambiamento radicale del proprio stile di vita, che comporterà un migliore controllo alimentare, privilegiando alimenti sani (pochi zuccheri e grassi saturi, maggior frutta e verdura) e l’incremento dell’esercizio fisico giornaliero, al fine di poter mantenere un peso adeguato, un controllo glicemico ottimale e una normalizzazione dei livelli ormonali.

 Uno studio iraniano (Jamilian M, Asemi Z; 2016)  pubblicato solo tre giorni fa sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism ha scoperto che le donne con sindrome dell’ovaio policistico potrebbero ulteriormente beneficiare di alcuni costituenti alimentari, inserendo nella propria dieta alimenti contenenti isoflavoni, come ad esempio la soia e suoi derivati.

 I fitoestrogeni sono una classe di composti non steroidei (flavonoidi, isoflavoni, lignani) presenti in molte piante. Esistono ormai forti evidenze che i fitoestrogeni siano in grado di migliorare i sintomi della sindrome metabolica (Carlson S, Peng N, Prasain JK et al., 2008  - Jungbauer A, Medjakovic S, 2014) Adlercreutz e colleghi ipotizzarono e mostrarono, già diversi anni addietro. (Adlercreutz 1990 e 1995) che i fitoestrogeni contenuti in cibi e bevande a base di soia correlavano con una ridotta incidenza di cancro al seno. Ma l’impatto dei fitoestrogeni sulla salute va ben oltre le malattie metaboliche ed estrogeno-correlate. Hanno, infatti, proprietà biologiche che suggeriscono un interessante potenziale per il trattamento della rigidità arteriosa, della riduzione delle cellule che producono aterosclerosi e delle malattie cardiovascolari.

 Lo studio effettuato da Jamilian e Asemi, ad oggi abbastanza unico nel suo genere, ha valutato 70 donne con ovaio policistico di età compresa tra i 18 e 40 anni, la metà delle quali è stata casualmente selezionata per l’assunzione quotidiana, per 12 settimane, di 50 mg di un integratore di isoflavone della soia, equivalente alla quantità di isoflavoni presenti in 500 ml (mezzo litro) di latte di soia.

 I risultati della ricerca hanno evidenziato che le donne che hanno fatto un consumo regolare di isoflavoni, ha diminuito i livelli di insulina in circolo, riducendo anche altri marker indicatori di insulino-resistenza. I ricercatori hanno anche notato livelli più bassi di ormoni maschili (testosterone), colesterolo LDL (quello dannoso) e di trigliceridi nel sangue. Non si sono notati altri particolari benefici sui profili lipidici, sui marker infiammatori, nè su quelli riferiti allo stress ossidativo.

 Ci sembra, comunque, una buona notizia per tutte quelle donne con PCOS che già hanno iniziato un percorso di modifica dedicato al contrasto della sintomatologia di questa malattia. Inoltre, il miglioramento verificato dallo studio, è di semplice ottenimento, mantenendo un consumo continuato di latte di soia, in una quantità paragonabile a quanto necessario per una colazione mattutina.

 

Fonti di riferimento:

Mehri Jamilian, Zatollah Asemi - The Effects of Soy Isoflavones on Metabolic Status of Patients With Polycystic Ovary Syndrome - The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism , 2016; jc20161762

Adlercreutz H - Phytoestrogens: epidemiology and a possible role in cancer protection - Environmental Health Perspectives, 103 (Suppl. 7) (1995), pp. 103–112

Adlercreutz H - Western diet and Western diseases: some hormonal and biochemical mechanisms and associations - Scandinavian Journal of Clinical and Laboratory Investigation Supplement, 50 (201) (1990), pp. 3–23

Carlson S, Peng N, Prasain JK, Wyss JM - Effects of botanical dietary supplements on cardiovascular, cognitive, and metabolic function in males and females - Gender Medicine, 5 (Suppl. 1) (2008), pp. S76–S90

Jungbauer A, Medjakovic S - Review: Phytoestrogens and the metabolic syndrome - The Journal of Steroid Biochemistry and Molecular Biology, Volume 139, January 2014, Pages 277–289