Il giusto tipo di grassi per un miglior controllo alimentare volontario

Il giusto tipo di grassi per un miglior controllo alimentare volontario

di Alessandro Stranieri

(vedi anche su Cibosophia.com)

Le patologie croniche, come la sindrome metabolica, il diabete e l’obesità, sono ormai enormi problemi per la salute pubblica occidentale e per la spesa sanitaria che ne consegue. Non a caso, si parla ormai di “pandemia”, cioè di un’epidemia la cui diffusione prende in considerazione molte aree geografiche mondiali, con un numero di casi veramente preoccupante. E’ quindi ovvio che la guerra contro queste malattie coinvolga numerosi campi di azione, che abbracciano, ad esempio, il settore delle scienze genetiche, mediche, nutrizionali, biologiche, epidemiologiche e anche dell’esercizio fisico.

In questo contesto, la perdita di peso rimane, comunque, il punto di riferimento ultimo per migliorare il benessere delle persone, anche se non sempre è possibile mantenere un’alimentazione “virtuosa” per un lungo periodo. In molti casi è necessario intraprendere una modificazione dei comportamenti alimentari e sociali molto radicali, difficilmente raggiungibili senza un’adeguata motivazione.

Uno dei principali obiettivi, durante un periodo di restrizione calorica, resta quello di tenere sotto controllo l’introito di grassi e il senso di fame che può scaturire da un programma alimentare supervisionato.

Un recentissimo studio sui ratti (Viggiano E, Mollica MP, Lionetti L et al.; 2016) pubblicato sulla rivista Frontiers in Cellular Neuroscience da un gruppo di ricercatori italiani delle università di Napoli, Padova e Pavia, ha messo in luce che un pasto ricco di grassi saturi può ridurre la funzione cognitiva di una persona, rendendo più difficoltoso il controllo delle abitudini alimentari.

Dal punto di vista chimico, i grassi saturi sono molecole di grasso che non hanno doppi legami tra le lunghe catene di carbonio di cui sono composti. Questo significa che queste catene sono maggiormente resistenti, soprattutto al calore, ed ecco perché questi grassi, perlopiù di origine animale, si presentano solidi a temperatura ambiente (vedi il burro e lo strutto). Al contrario, i grassi insaturi e poli-insaturi, principalmente di origine vegetale, presentano doppi legami che rendono la loro struttura meno resistente facendo si che, a temperatura ambiente, si mostrino in forma liquida (vedi l’olio di oliva). Il nostro corpo contiene già gli acidi grassi saturi di cui necessita (ad esempio il colesterolo) e, generalmente, non ha bisogno di un cospicuo introito di questi grassi che, anzi, quando troppo elevati nel sangue, sono correlati con l’insorgenza di patologie infiammatorie, stress ossidativo, problemi cardiaci e ictus.

Sono proprio l’infiammazione e lo stress ossidativo, che sembrano svolgere un ruolo cruciale nel nostro cervello, inducendo una mancata regolazione dei nuclei ipotalamici cerebrali, ovvero di quella parte del cervello (l’ipotalamo) pesantemente coinvolto con la regolazione della fame.

Nello studio della Viggiano e colleghi, due gruppi di topi sono stati nutriti con due diete diverse per 6 settimane, la prima contenente strutto e la seconda olio di pesce ricco di grassi poli-insaturi omega 3, noti per avere effetti anti-infiammatori e positivi esiti sull’apparato cardiovascolare.

I topi alimentati con una dieta ricca di grassi saturi hanno mostrato più bassi livelli di insulina (regolatore della glicemia) di leptina (regolatore della sazietà) e dell’adiponectina (con proprietà antifiammatorie). Studi precedenti (Morton e Swartz, 2011), avevano mostrato che leptina e insulina sono effettivamente presenti nei neuroni ipotalamici e che la riduzione di questi all’interno dell’ipotalamo oltre ad avere ripercussioni nella regolazione del peso, possono promuovere obesità e diabete di tipo 2.

In conclusione, la ricerca del team italiano conferma che non tutti i grassi sono uguali. I grassi saturi portano a difetti di regolazione dell’ipotalamo, mentre una dieta ricca di grassi poli-insaturi, come quelli contenuti nel pesce, nell’olio d’oliva o nell’avocado, produce benéfici effetti sulla riduzione dell’infiammazione dell’ipotalamo e nei confronti della prevenzione dell’obesità, ottenendo anche una miglior controllo volontario dell’introito di cibo.

Questo significa che una maggior consapevolezza rispetto a quello che mangiamo potrebbe portare ad una effettiva miglior prevenzione del rischio di obesità e d’insorgenza delle patologie di carattere metabolico. Ricordatelo la prossima volta che vi troverete ad essere indecisi tra scegliere un filetto di manzo e un trancio di salmone alla griglia per il vostro pasto.

Fonti di riferimento:

Emanuela Viggiano, Maria Pina Mollica, Lillà Lionetti, Gina Cavaliere, Giovanna Trinchese, Chiara De Filippo, Sergio Chieffi, Marcello Gaita, Antonio Barletta, Bruno De Luca, Marianna Crispino, Marcellino Monda - Effects of an High-Fat Diet Enriched in Lard or in Fish Oil on the Hypothalamic Amp-Activated Protein Kinase and Inflammatory Mediators Frontiers in Cellular Neuroscience , 2016;10:150

Gregory J. Morton , Michael W. Schwartz - Leptin and the Central Nervous System Control of Glucose Metabolism - Physiological Reviews 2011;91,2, 389-411